CARBON CREDITS & CARBON FOOTPRINT

Aggiornato il: 13 dic 2018




Nella sezione dedicata ai nostri progetti, vi abbiamo presentato il progetto che porta il nome di Antonio Giaffreda sulla automatizzazione dei pozzi in Senegal realizzato in collaborazione con EPS.



Questo progetto non si distingue solo per la qualità e la quantità dei benefici che apporterà alla popolazione locale, ma anche per l’approccio progettuale totalmente innovativo che lo rende un vero e proprio modello di cooperazione internazionale all’avanguardia.


In questa sede, brevemente ricordiamo che il progetto “Antonio Giaffreda” prevede l’inizio di un ciclo virtuoso e sostenibile per cinque villaggi rurali nel comune di Merina Dakhar (regione di Thies, Senegal), attraverso la trasformazione e automatizzazione di cinque pozzi manuali pre-esistenti che grazie all’utilizzo del fotovoltaico permetteranno la coltivazione di circa cinque ettari di terreno e la formazione di cooperative agricole composte da donne che si occuperanno della coltivazione e della vendita dei prodotti.


Per saperne di più sul nostro progetto clicca qui


Oltre agli incredibili vantaggi che questo lavoro offrirà alla popolazione locale con l'automatizzazione di pozzi che consentiranno di gestire in autonomia coltivazioni finalizzate non solo a soddisfare il livello minimo di sussistenza, ma anche alla vendita in vari canali commerciali, questo progetto riesce altresì a produrre benefici per l’ambiente, grazie alla certificazione dei CARBON CREDITS.



I Carbon Credits sono dei titoli che vengono riconosciuti da un ente internazionale autorizzato, a fronte della realizzazione di interventi che consentono la riduzione delle emissioni di co2 in atmosfera unitamente all’apporto di benefici economico-sociali alle popolazioni di paesi in via di sviluppo.

I Carbon Credits prodotti possono quindi essere ceduti alle aziende virtuose, prevalentemente del nord del pianeta, che decidono di intraprendere un percorso di riduzione delle proprie emissioni di co2 e che, dopo aver effettuato interventi sulle proprie strutture (vedi impianti fotovoltaici, inserimento di auto elettriche, ecc), integrano ulteriori riduzioni con l’acquisto di questi titoli, concorrendo comunque all’abbattimento delle emissioni su scala planetaria.

Il parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, un servizio, un'organizzazione, un evento o un individuo (espresse generalmente in tonnellate di co2 equivalente) è chiamato CARBON FOOTPRINT (letteralmente, "impronta di carbonio"). Tale parametro può essere utilizzato per la determinazione degli impatti ambientali che le emissioni hanno sui cambiamenti climatici.


Carbon Footprint è percepito dai consumatori come un indice di qualità e sostenibilità delle imprese.

Calcolare la Carbon Footprint si configura oggi come la nuova frontiera della contabilità ambientale, una evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.

Dal momento che teoricamente ogni azienda dovrebbe essere interessata ad una immagine ‘ad impatto ambientale zero’, ecco che i progetti di questo tipo potrebbero diventare estremamente interessanti ed attrarre investimenti che potrebbero permettere la replicazione del format individuato, ma con numeri decisamente superiori a quelli che possiamo influenzare noi da soli.



Una sorta di marketing ambientale, uno strumento di rafforzamento della propria “GREEN REPUTATION”.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come Emission Trading, o Cap and Trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la co2 espressa in tonnellate. L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere co2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. in caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Il nostro progetto ha adottato proprio questo modello virtuoso.

Infatti, gli impianti di pompaggio previsti dal Progetto “Antonio Giaffreda” saranno infatti dotati di un sistema di potabilizzazione che consentirà alle popolazioni di non ricorrere alla bollitura di acqua per l’utilizzo potabile, come attualmente effettuato, ma in modo diverso, grazie ad un sistema alimentato da fotovoltaico e ad impatto zero, con notevole risparmio di legname e quindi di emissioni di co2 in atmosfera.

Non solo, la “vendita” dei Carbon Credits prodotti consentirà ad EPS di finanziare e realizzare ulteriori interventi negli anni a venire, grazie al contributo economico ricevuto. Un modello che può definirsi “autosostenente”, tanto da poter essere utilizzato come modello da replicare in analoghe situazioni.

Solo assicurando energia pulita, economica e moderna sarà possibile iniziare un circolo virtuoso fatto di opportunità, crescita, sviluppo ed emancipazione per i paesi meno sviluppati.


Il progetto illustrato rappresenterebbe il vero “passaggio” da una forma di cooperazione basilare (più assistenzialistica e quindi di tipo iniziale) ad una forma di cooperazione economica che faciliterebbe l’avvio di processi di sviluppo più importanti!

Per tutto questo, rappresenta per noi un grande orgoglio poter partecipare e dare il nostro contributo ad un progetto che realizza un vero e proprio modello innovativo di cooperazione, che non vede molti altri esempi al momento in Italia e in cui crediamo fermamente!


Per questo, ancora una volta, ringraziamo l’Associazione EPS e Fabrizio Chelli, “mente” di questo progetto, un vero lungimirante e “visionario” cooperatore internazionale!

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